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Le prime applicazioni di lenti per ortocheratologia risalgono agli anni ’60, quando alcuni contattologi americani utilizzarono lenti rigide “non” gas-permeabili da portare durante il giorno. Il PMMA (polimetilmetacrilato), con le quali erano realizzate, è un materiale ancor oggi utilizzato, sebbene molto limitatamente. Esso non è adatto al porto notturno, così come non lo sono i polimeri a bassa e media permeabilità all’ossigeno. Solo da qualche anno sono disponibili nuovi materiali ad alto DK (il coefficiente che indica tale permeabilità), per i quali la FDA americana (Food and Drugs Administration), l’organo mondiale più autorevole per le autorizzazioni all’uso di medicinali ed assimilati, ne ha autorizzato l’uso durante il sonno.
Anche le geometrie sono nel corso degli anni cambiate e progressivamente perfezionate fino a consentire di raggiungere in poche settimane i risultati che un tempo necessitavano di 9-12 mesi, con numerosi cambi lenti a mano a mano che la superficie corneale veniva modificata. Oggi parliamo di “Ortocheratologia accelerata”, con la quale si ottengono risultati in pochi giorni o qualche settimana nei casi più difficili. Grazie alla geometria “inversa” e al porto notturno
l’Ortho-K assumerà in futuro sempre più rilevanza nella scelta delle
alternative a disposizione dei miopi per la risoluzione del loro
deficit visivo |